pillola #33: la copertina conta

Sgomberiamo il campo dalle banalità e cerchiamo di essere onesti: la copertina conta. Certo, ad aver peso sono il contenuto, la trama, la scrittura. Eppure nulla di tutto questo è visibile a occhio nudo per un lettore.

Vi sarà capitato di girovagare tra gli scaffali della libreria, annoiati, confusi e distratti. D’un tratto il vostro occhio casca su una brossura dal fondo blu, con dettagli in oro e un accattivante titolo in rosso, o su una fiammante copertina rigida ben disegnata, che sembra raccogliere con quel ventaglio di sfumature cromatiche tutte le vostre emozioni. Ormai siete stati presi in castagna: avanzate a passo svelto, allungate la mano, afferrate il libro, lo girate e rigirate, leggete la quarta di copertina, infine l’incipit e ZAC! Lo ritrovate sul comodino accanto alla vostra tisana preferita senza sapere come diavolo ci sia finito. Poteri di copertina, potremmo dire. Quello che giocosamente vi ho descritto è il comportamento “scolastico” di un lettore in libreria. A raccontare un romanzo è in prima battuta la copertina. Il libro è considerato un oggetto e pertanto dovrà ammaliare con tutte le armi a sua disposizione. Prima del nostro cuore o della nostra ragione, cattura il nostro occhio il buon gusto di un’immagine. Attenzione: ridurre uno strumento tanto importante come la copertina a un mero concetto di bellezza o bruttezza è erroneo. La questione al contrario è molto più complessa e tira in ballo altri fattori molto importanti. Insieme al libro non compariranno pareri autorevoli, recensioni, o il vostro buon intento di fare di quelle pagine una magnifica esperienza. I pareri autorevoli potranno comparire sul retro del volume o sulle famose fascette, così come alcuni significativi passaggi che colgano lo spirito della narrazione, ma non sul “volto” del libro, sulla copertina. La similitudine è pertinente: il vostro volto definisce la vostra identità e in un incontro con uno sconosciuto non abbiamo che questo per farci conoscere. Seguirà una conversazione, in cui potremo esporre idee e carattere, ma soltanto in seguito, soltanto dopo una prima impressione. La copertina è la nostra prima impressione, la narrazione sarà la conversazione con il lettore. Ogni dettaglio quindi dovrà essere curato affinché si scateni immediatamente una chimica, una relazione dettata da un gioco di sguardi.

A mio avviso tre sono le qualità che una copertina deve avere.
In primo luogo deve essere accattivante. Lo abbiamo detto: è un innamoramento. Deve scatenare in noi il concetto di bellezza, di originalità, d’inquietudine, di raffinatezza. Quel che conta è che rapisca il lettore, che lo conquisti alla prima occhiata, complici i colori – naturalmente i più vivaci attireranno di più, lo stesso dicasi per i font; prendiamo ad esempio la copertina di Storie della buonanotte per bambine ribelli – oppure l’armonia grafica tra questi elementi. Ciò che conta è fare di una copertina una “femme fatale”.
In secondo luogo dovrà comunicare. Esatto. Non abbiamo altri mezzi che questo per raccontare parte del nostro romanzo, costruirne un’idea nella mente del lettore. Dovrà dire molto della trama, dei personaggi, dell’aria che si respira tra le pagine, del “carattere” del romanzo, come se potessimo scambiare due battute. Dunque, bella sì, ma soprattutto intelligente.
A questo proposito un buon titolo, di cui parleremo la prossima settimana, aiuta.
Infine dovrà essere coerente, dunque convincente. Nella sua coerenza una copertina sarà in grado di convincere e convincere un lettore si traduce in una vendita. Non siamo sciocchi: sappiamo “leggere” le copertine. Sappiamo capire se dietro quell’immagine c’è ciò che stiamo cercando.
Infatti la copertina riassume, con eleganza e intelligenza, il romanzo.

Se la vostra copertina ha queste caratteristiche siete degli ottimi grafici, viceversa fatevi dare una mano anche se vorrete pubblicare la vostra opera su una piattaforma di self-publishing. D’altronde nessuno di noi sa far tutto.

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