pillola #35: il giallo. tre caratteristiche del genere.

Nel 1929 fu pubblicato il romanzo La strana morte del signor Benson di Van Dine. Quello fu l’anno in cui ebbe inizio la collana Mondadori dedicata ai gialli, per via del colore scelto per le copertine. I tedeschi lo chiamano “romanzo criminale”, gli inglesi “mistery novel” o “detective story”, i francesi “romanzo poliziesco”, i russi “romanzo d’investigazione”. Noi lo chiamiamo “giallo” e ne è nato un vero e proprio genere.

Amatissimo, gettonatissimo, abusato. Come tutti i generi, risponde a caratteristiche particolari e a una struttura che per essere convincente dovrà apparire granitica. In primo luogo dovrà avvenire un delitto, in secondo luogo dovrà seguire un’indagine. Queste storie dovranno avere la precisione di un orologio svizzero: non si può sbagliare, altrimenti si infrange il vetro della verosimiglianza. Ecco per quale ragione, qui più che in altri generi, è fondamentale seguire logica e buon senso, soprattutto nell’esposizione dei fatti. L’errore di cui parlammo in questo post a proposito della documentazione e della ricerca è sempre in agguato e cadervi è più facile di quanto si pensi. Certo, il fascino di meccanismi esatti che tengano il lettore con il fiato sospeso è irresistibile ma capita spesso che proprio sul finale, quando tutti i nodi dovranno essere sciolti, qualcosa non torni, si rompa o si risolvi con una banalità che tradisce la fatica di quanto fatto in precedenza. È come privare un orologio a cucù dei suoi meccanismi: ci piace tanto proprio per quella meccanica che isolata perde in fascino e calore. Il giallo dunque è un meccanismo di precisione, che racconta storie intriganti che contengano un mistero da sciogliere. Chi è l’assassino? Com’è avvenuto il delitto? E per quale ragione? Queste sono le domande attorno alle quali ruota il genere “giallo”, che tenta disperatamente di mettere ordine tra le vicende narrate in una sequenza di cause e conseguenze. Tutto questo, direbbe Carlo Lucarelli, senza far scemare il mistero. Il lettore sa che alla fine di questa storia, con onestà intellettuale del narratore, saprà ricomporre il suo puzzle di indizi per costruire il movente, l’omicidio e incastrare, grazie a un affascinante detective, il colpevole. Facile no? Non molto. E ancor più difficile è far sì che tutte le sotto-trame si intreccino in maniera rigorosa, senza buchi. Dimenticavo: se volete scrivere un giallo, dovrete avere nella testa un commissario di tutto rispetto, un Montalbano, un Maigret, uno che sa trattare con i criminali, la popolazione e soprattutto le donne. Un duro dal cuore di cristallo.

Le tre caratteristiche dunque del genere sono:

    • Precisione e meccanica: non perdetevi in dettagli inutili, disseminate piuttosto indizi intelligenti e utili. Dovrete essere precisi e far sì che il vostro lettore non perda il filo degli eventi: il vostro giallo sarà vincente se a tutto saprete dare una spiegazione plausibile. Omicidio compreso.
    • Il detective: è tutto. È lui che pedinerà, interrogherà, percorrerà le città palmo a palmo pur di risolvere il caso. In lui ci identificheremo, lui sarà il nostro eroe. Intelligente, furbo, curioso, perspicace, intuitivo, coraggioso, fragile. Come non innamorarsi di Marlowe?
    • Coerente e ordinato: riportiamo ordine. Raccontiamo con logica e coerenza, questo il lettore spera di trovare leggendo un giallo. Tutti i tasselli dovranno andare al loro posto per risolvere il caso. Curate i dettagli.

Siete ancora sicuri di voler scrivere un giallo? E se fosse invece un noir?

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