Scrivere romanzo

scrivere storie di… pan di spagna!

Avete scelto la vostra storia? (Se non hai letto l’ultimo post, vai qui.) Bene. Adesso occorre seguire la ricetta. Come un pan di spagna. Non ho detto “minestrone”, ma “pan di spagna”! Perché per fare le cose per bene e divertendosi bisogna essere diligenti e non alterare dosi e ingredienti. Altrimenti il risultato sarà… un pasticcio.

Dolci storie di pan di spagna.

Durante i miei percorsi di editing o di tutoring (per saperne di più visita questa pagina), uso spesso con i miei autori questa metafora culinaria. Immaginate che la vostra storia, e in seguito il vostro romanzo, sia un soffice pan di spagna. Dorato, profumato, soffice, alto, appena sfornato. Immaginate adesso di doverne preparare uno per festeggiare un compleanno o una ricorrenza. Disponete gli ingredienti sul tavolo: farina, zucchero, uova, tabasco… Ops! Forse il tabasco non è raccomandato. Togliamo il tabasco. Zucchero, farina, uova, prezzemolo… No, neanche il prezzemolo. Pessima idea. Se vogliamo un bel pan di Spagna, non possiamo essere così tanto “creativi”, o rischiamo di passare per pessimi pasticceri. Dobbiamo inevitabilmente adoperare gli ingredienti giusti e nelle dosi indicate, seguendo il procedimento spiegato dalla nonna o dalla ricetta. Sempre che si voglia un pan di Spagna da poter farcire per farne una meravigliosa, colorata, gustosissima torta. Altrimenti, possiamo tentare qualche discutibile esperimento che farà però scappare a gambe levate amici e parenti. E poco importa quanto ci vogliano bene.

Sì, ma nella scrittura tutto è concesso…

Non esattamente: funziona allo stesso modo. Non possiamo adoperare tutti gli ingredienti della Narratologia, soprattutto quando parliamo di genere, ma dobbiamo mescolare quelli giusti, necessari, quelli che compongono la nostra storia come un pan di Spagna, una pozione, un puzzle. Se vogliamo scrivere una storia d’amore, atteniamoci agli ingredienti suggeriti dal genere “rosa” e impariamo a essere creativi con gli elementi che abbiamo a disposizione. Se costruiamo molte linee narrative, finiremo per perdere di vista quella principale. Torniamo alla nostra metafora: pochi ingredienti e giusti per avere tra le mani una storia entusiasmante e avvincente.

Mi stai dicendo, allora, che non abbiamo tutta questa libertà?

No, è l’esatto contrario. La scrittura è, a mio avviso, la forma più alta di libertà, poiché possiamo generare mondi, magari non ancora concreti. Ma per mettere su delle buone storie dobbiamo seguire le regole di un buon pasticcere, di un ingegnere, di un fisico, di un architetto, di un dottore. E imparare a divertirci montando e smontando la nostra storia come dei bambini. Avrete libertà nel raccontare nel vostro modo, unico e non replicabile, scegliendo cosa raccontare e cosa tacere. Avrete la libertà di farcire in un secondo momento la vostra storia come preferite, a patto che abbia solide fondamenta. Fondamenta “tradizionali” e squisite come il più classico pan di spagna.

Quando scriviamo allora, teniamo a mente questi 3 consigli:

  • Divertiti! Hai la possibilità di tornare bambino o bambina e costruire qualcosa di nuovo con le tue mani, con la tua mente, con la tua creatività. Cogli la palla al balzo, è proprio il caso di dirlo, e non prenderti troppo sul serio. Si impara scrivendo, commettendo errori, stesura dopo stesura, storia dopo storia.
  • Segui la ricetta. Ricorda la regola del pan di spagna: non usare tabasco, prezzemolo o curcuma. Io una torta così non la mangerei mai, tu? J
  • Una storia soltanto, un unico tronco narrativo. Non perderti in mille sottotrame. Noi vogliamo sapere come vanno a finire le cose, chi vince e chi perde, chi muore e chi resta, chi parte e chi fugge. Raccontiamo sempre una sola storia, sebbene i personaggi siano più d’uno, protagonista compreso. D’altronde la vita è così: una storia e mille personaggi tutti intorno, l’uno connesso all’altro. Non è forse questo che rende la scrittura così affascinante?

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