Storie, storie, storie

blocco delle… storie. come il blocco dello scrittore può tramutarsi in un’opportunità.

Se amate scrivere, vi sarete imbattuti di certo in quel che tutti chiamano “blocco dello scrittore”, che io amo invece definire “blocco narrativo”, ovvero “blocco delle storie”. Sì, perché non siamo noi a essere fermi allo stop, ma le nostre storie. Ed è allora che l’editor veste i panni del mentore, o meglio di Virgilio tra le bolge e i gironi infernali della Narrazione.

Blocco della Narrazione. Mmm, cosa voglio dire?!

Nulla di più di quello che queste stesse parole possono suggerire: scrivendo scrivendo, ci si perde nel bosco, ci si infila in un vicolo cieco, le idee evaporano e l’ispirazione va a farsi friggere come le chiacchiere di Carnevale. E a proposito di chiacchiere, a volte quel che ci salva è proprio un confronto con un lettore forte, un editor (mi hai già chiesto informazioni sui miei servizi di tutoring?), o anche con un amico che ha ingurgitato parecchi libri e può suggerire sviluppi, riflessioni, colpi di scena. Il famigerato “blocco dello scrittore” non è che una conseguenza del “blocco della storia”: se la Narrazione subisce un arresto, è la macchina che va riparata, non il suo conducente.

Vivere i momenti di pausa o di stasi della Scrittura senza drammi e con maggior maturità spinge ogni autore a interrogarsi sulla propria opera e a fare, se occorre, un passo indietro. Sappiamo bene, come spiegheremo nei prossimi post e come i miei autori e allievi dell’Accademia Carver ormai hanno imparato, che ogni storia contiene un meccanismo, come una sorta di orologio a pendolo. Bene, se questo meccanismo si inceppa, allora bisogna montare e smontare, cambiare viti, individuare l’ingranaggio andato a male e rimuoverlo. Magari facendosi aiutare da qualcuno.

Una sorta di diagnosi.

Diagnosticato il male, è possibile avere una cura. Non dovete mai dimenticare che la Narrazione è una disciplina dalle nozioni complesse e ciascuna non è che un bullone della nostra auto. Non è dunque il nostro flusso di creatività a essere la causa di un fastidioso altolà, del quale parleremo nel prossimo post, ma una sorta di inesperienza dovuta alla materia stessa: le nostre storie. Ne siamo possessori, certo, ma continuando ad adoperare la metafora automobilistica, non possiamo aspettarci che un’auto in abbandono sia pronta a intraprendere il giro del mondo. Lo stesso vale per la nostra storia: se siamo fermi a poco più della metà, qualche elemento della trama è sfuggito o la trama stessa non è stata studiata con attenzione o il lavoro svolto sui personaggi non è stato sufficiente.

Arenarsi è facile, ma non dovete battervi il petto per questa ragione. È invece utile cercare la causa, consultando magari un professionista, e se davvero avete bisogno di una pausa di riflessione con il vostro romanzo, uscite a fare due passi e prendete un caffè. In meno di mezz’ora il vostro fantomatico blocco non sarà altro che una breve pausa ai box.

Cosa fare allora?

  • Chiedi aiuto. Leggere è un mestiere ed è la ragione per cui esistiamo anche noi editor. Leggendo cerchiamo di scovare falle e imperfezioni. Verifichiamo insomma che la macchina sia in grado di affrontare il viaggio, qualunque esso sia. Un editor è un lettore forte con una preparazione letteraria ed editoriale alle spalle. Se hai un amico che ha ingurgitato milioni di libri, be’, lui sì che può darti una mano a sostituire qualche vite.
  • Fermati e controlla. Sì, proprio così: respira, fermati, torna indietro, rileggi. Gli errori sono sempre in agguato e nessuno ne è immune. Poniti le domande giuste. Sii spietato con te stesso. perché se non lo sarai tu, qualcun altro lo sarà al posto tuo. E non sarà affatto piacevole.
  • Sei il pilota, non l’auto. L’auto può rompersi, il pilota no. Ricordalo proprio nei momenti di stress o di tensione che la scrittura porta con sé. Possiamo raddrizzare il tiro, aggiustare una storia, intervenire. Nulla è mai definitivo, men che meno un manoscritto che tra le mani di un buon editor può crescere e diventare un vero e proprio romanzo. Non identificarti dunque con questo fantomatico blocco. In fondo la vita cala assi molto più dolorosi.

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