Federica Piacentini, Scrittura Creativa, Editing, Romanzo

scrittore, senza paura. tre consigli per vincere le tue sfide.

Caro scrittore, oggi parliamo di: educazione. La “mala educazione” ha molto a che fare con la scrittura, che come abbiamo spiegato in questo post è anche, soprattutto aggiungerei, questione di atteggiamento e forza interiore, al pari di un’impresa sportiva. Tutto ciò che ci sta a cuore svela anche la paura del fallimento e questa orribile sensazione paralizza, strozza e ingiuria. Posso però garantirvi che la paura è un soffione e il vostro fiato la passione che la spazzerà via. Voi siete i giganti, la paura un’ombra. Voi siete gli eroi, la paura il bullo. Scrivere – ricordo sempre ai miei autori e ai miei allievi, per i quali sono anche un coach (qui puoi visitare l’Accademia Carver e qui dare uno sguardo ai miei servizi editorialiè un meraviglioso equilibrio tra creatività e metodo, invenzione e tradizione, impegno e leggerezza.

Educazione in scrittura?!

Perché parliamo però di “mala educazione”? Perché spesso certi pigli o atteggiamenti non aiutano. Non aiutano a crescere, né imparare, ancora meno a prendere sul serio un mestiere tanto delicato, difficile e profondo qual è quello di inventare storie. Vi lascio tre consigli, tre sguardi diversi e opposti, che nel tempo mi sono serviti come un sorso d’acqua in un torrido pomeriggio d’agosto.

Curiosità.

La curiosità è femmina, e dovrebbe essere anche uomo. Insomma, unisex. Non possiamo farne a meno. Se smettiamo di essere curiosi, non cresciamo più. Restiamo nani in un mondo di giganti, il che riduce drasticamente le nostre prospettive. Più curiosi siamo più accesso abbiamo a fonti e a informazioni che altri hanno ritenuto secondarie o poco importanti. E questo ci rende unici, diversi, riconoscibili. Qui sta lo stile di uno scrittore: la sua testarda capacità di prendere una via secondaria, quella buia e meno battuta. Un testo è noioso? Leggetelo. C’è un corso da fare? Fatelo. Un viaggio bizzarro? Non lasciatevelo sfuggire. Apritevi alle opportunità. Nella vita e nella scrittura.

Superbia.

Smorzate gli eccessi di superbia. Essere originali oggi è impossibile, tutto è stato scritto, quel che cambia è il come. E torniamo al punto di prima. Pensare che il vostro romanzo sia perfetto non vi preserverà dalle critiche, al contrario le renderà inutili alla vostra crescita, come convincersi che la bilancia sia rotta quando è invece tempo di mettersi a dieta. Siate onesti con voi stessi, lo meritate. Credere che la mancata pubblicazione sia colpa di un destino crudele o di una temibile setta che agisce alle vostre spalle o ai vostri danni vi renderà ciechi di fronte alla possibilità di migliorarvi, di cambiare, di ottenere davvero ciò che volete. Partite con l’idea inversa: tutto è migliorabile e finché c’è da migliorare possiamo star sereni perché c’è tanto da fare. Viceversa, che noia!

Attenzione.

Abbiate cura delle cose. Teneteci. Metteteci pazienza, fatele per bene. Occorrerà più tempo, ma avrete radici forti. Un mio caro amico mi ha ricordato: “scegli sempre la via più lunga e più difficile.” È un consiglio saggio, che sa di cura, del tenere alle cose, del volerle far crescere, giorno dopo giorno, con pazienza, con i sospiri, con i pizzichi sulla pancia. Non siate frettolosi, sbrigativi, precipitosi. Usate il cervello, tenete a freno la pancia. Fermatevi sui dettagli, studiate una pagina in più, ascoltate, osservate. Siate a disposizione del vostro romanzo. Siamo qui per essere strumento. Sempre.

Nulla è più utile di un nemico. Questi, appena citati nel mese di maggio, possono diventare degli alleati se siamo astuti. A me le scorciatoie non piacciono, neppure le corse. Camminando osservo i passati, i primi boccioli, i capannelli e le insegne, ascolto i bisbigli e le risate. I profumi, quelli di un buon caffè tostato e di una brioche. Aver cura delle cose, esser modesti, cercare altre vie per crescere alimentando la nostra innata curiosità sono soltanto alcune delle frecce nel nostro arco.

Commenti

  1. Ho paura! Paura di non essere mai all’altezza del lettore.Non ho quelle basi solide che mi possano permettere di fare cose in grande. Non pecco di presunzione e,in me c’è sempre quella voglia di imparare,ascoltare,osservare scrutare.In me c’è quella bellezza che dà il nome ad ogni cosa.Intimidita dall’amore che mette a disagio,e che uso come pretesto per essere io quell’amore:come se fosse il mio stesso nutrimento.

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