curare il paragrafo: i paragrafi come micro-capitoli.

Federica Piacentini, Editor, Scrittura

Nessuno mai cura i paragrafi.

Spesso l’idea di progettare i paragrafi è lontana come lo sono per noi le galassie. Proprio nessuno ci pensa. Ed è un vero peccato, perché nella costruzione dei paragrafi si snoda invece il nostro pensiero.

Si ha l’impressione, leggendo, che ciò che è scritto non è ben pensato (il grande ritorno della scrittura di pancia di cui abbiamo parlato qui) ed è dovuto proprio alla sconnessione dei paragrafi. Parlare di pomodori verdi fritti prima e di Marte subito dopo si può fare, a patto che i ganci costruiti dal nostro pensiero tengano e che le argomentazioni siano impeccabili. Questo vale anche per la narrativa, non soltanto per la saggistica. Saltare di palo in frasca suggerisce che scriviamo… dormendo. Non ci siamo con la testa, e con la testa intendo la ragione.

Brevi, brevissimi. Mi è capitato a volte di leggerne alcuni di una riga soltanto. Non si può. Un paragrafo ha una sua dignità, una sua vita, inizia e finisce enunciando un pensiero. Ecco perché andare a capo al momento opportuno è fondamentale per dare ritmo al testo, nel micro, e nella narrazione, nel macro. Sforzatevi di produrre tre paragrafi autoconclusivi per pagina, come doveste comporre un breve tema, con un incipit e un finale.

Proprio così, avete capito bene: i paragrafi sono specchio dei capitoli e i capitoli sono specchio dell’intera narrazione. Ogni cosa parte dall’infinitesimale. Parlando di scrittura, un romanzo nasce dala parola, ergo dalla frase, ergo dal paragrafo, ergo dalla narrazione, come un albero che stende le radici e le fronde stando ritto sul tronco. Abbiate cura dei vostri paragrafi. Imparate a ragionare, poiché scrivere non è che questo: argomentare, riflettere, narrare.

 

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