tradizione e innovazione: studiare serve?

Federica Piacentini, Editor, Coaching

Se non avessi studiato, non sarei qui. E sì, mi aspetto che qualcuno mi dica che i geni quelli veri non hanno mai studiato. Falso. Lo studio può avere mille forme diverse e non sempre è esattamente come ci aspettiamo che sia, ovvero scolastico.

Studiare, sì ma come?

La creatività presuppone ascolto e libertà verso sé stessi, ma richiede iniezioni costanti di studio. Gli scrittori devono leggere, ma davvero, senza pensare: sono più bravo io. Studiare presuppone una innata curiosità, propria dei geni, nel cercare le informazioni che ci sono utili alla nostra crescita, così da poter unire i puntini un giorno. Ecco dunque che lo studio inteso come ricerca, di libro in libro ad esempio, e sperimentazione è il solo valido alleato a uno sviluppo sano della creatività.

Essere creativi o lavorare in ambito creativo non significa sedersi su un cuscino e attendere. Al contrario, significa sgobbare il doppio o il triplo di un mestiere comune, fermo restando che ciascun mestiere ha le proprie difficoltà fisiche o intellettuali. Oltre il consueto orario di lavoro, si prospettano nottate di approfondimento, weekend in solitudine, vacanze rimandate, e via di questo passo. Concedersi quindi alla creatività è una meravigliosa sfida e resta tale. Nulla è semplice, neppure metter su storie che facciamo sognare.

Da bambina il mio dovere, mi si diceva, era studiare. Non dovevo fare altro. Ho incontrato poche persone che non credono nel valore dell’istruzione quale mezzo per volare in alto, guardare da prospettive diverse, acquisire strumenti utili per il futuro. Ancor più vale per la creatività: devi sapere tanto, tutto, più degli altri per essere diverso dagli altri. Faticoso? Sì. Zero vita sociale? Esatto. Questo è lo scotto da pagare. Eppure, per chi vuole fare e bene, nessun’altra via è più entusiasmante di questa.

 

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