il fantasy: rendere reale l’irreale.

Federica Piacentini, Editor, casa editrice, fantasy

Ne leggo molti, ne scrivete tanti. Sarà forse questo tempo difficile da vivere a spingere molti di voi in altri mondi o a infilarne altri nel nostro. Confesso di trovare tutto questo affascinante, fosse solo per il fatto che scrivere di creature mitiche o fantastiche richiede un’immaginazione fuori dal comune.

Un buon fantasy… Ricominciamo.

Un fantasy deve rendere reale l’irreale, dare percezione al lettore che il mondo narrato esista. Per carità, vale per tutti i manoscritti, e per tutti i generi, ma in questa particolare branca della letteratura tale requisito è fondamentale. Se un fantasy perde di verosimiglianza e coerenza, suona come lo scherzo di uno scrittore un po’ brillo, come una roba non vera, affatto affascinante, una stupidaggine per adolescenti creduloni. Il valore del fantasy invece è assai più alto. Pensate a Il signore degli anelli, a Le cronache di Narnia, a Harry Potter: sono avventure strabilianti in mondi fantastici che descrivono perfettamente il mondo reale.

Abbiate fede nei vostri personaggi. Devono essere stupefacenti, originali, brillanti, niente di già visto, raccontato, immaginato. Il che significa far galoppare la propria creatività (ne abbiamo parlato moltissimo durante l’anno) e avere – e anche questo è un dono – un’immaginazione degna di una pellicola cinematografica. Attenzione a non fare un fritto misto: il rischio è ricorrere a immagini o eventi letti o visti altrove, e sedimentati nella nostra fantasia, e scambiarli per originali. Incappare in un patrimonio immaginario condiviso è il primo grande errore di molti autori. Che pensano di inventare e invece… rielaborano. A volte con maestria.

L’ambientazione è un mondo da costruire, per intero. Lo trovo fantastico. Io torno bambina, I miei occhi si riempiono di immagini come al cinema. Siate capaci di suscitare tale meraviglia in un lettore, che si parli di maghi, vampiri, lupi o creature magiche. Questo genere, più di ogni altro, apre la strada all’invisibile e, senza scomodare filosofie millenarie, offre l’opportunità di interrogarci come esseri viventi, parte di un tutto, vibrazione della Creazione. Vi ho convinto? Me lo auguro. Lunga vita al fantasy.

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