scrivere una storia: perché ci areniamo?

Federica Piacentini, Editor, Coaching

Arriva per tutti quel momento in cui non sappiamo più che strada prendere. E non è questione di pagina bianca, è questione di cecità. Non vediamo più, non sappiamo più dove andare e tornare sui binari è molto complicato. Di certo non impossibile.

Momenti di…

Anche nella creatività si attraversano momenti di particolare stanchezza, fisica e mentale. Mantenere aperti i nostri canali energetici senza che questi vengano otturati dai pensieri negativi della quotidianità è una sfida. Non stupisce quindi che, soffocati da agende fitte di impegni e scadenze, da pranzi e cene da preparare e dalla bolletta infilata sotto il portone, si perda la bussola. Non temete: bisogna soltanto ritrovarsi. Educarsi, come abbiamo spiegato qui, all’ascolto. Sarà più facile del previsto. Una vera boccata d’aria.

Può altresì colpirci una stanchezza spirituale. Non sono in grado, non sono all’altezza, questa roba fa schifo. Veniamo investiti da un’insicurezza infantile che affligge anche il baby scrittore che è in noi. Abbiate fiducia in voi stessi, nelle vostre storie, nelle vostre capacità. Chi può dire del vostro destino se non voi? Chi ha il diritto di affibbiarvi una identità anziché un’altra? Zittite il mondo esterno e arredate quello interno. Anche i vostri sogni meritano di diventare realtà.

Siamo umani, signori e signore. La scoperta del secolo. Siamo fallibili. Ed è qui che sta il bello. Volete diventare grandi? Fallite. Fallite meglio. Guardate ai vostri errori come trofei. E non sto scherzando, perché la strada che vi porterà in cima sarà costellata di buche, predatori, false piste, faine. Serve soltanto una buona dose di coraggio.

Insomma, anche nella creatività esistono delle pause forzate. Accogliamole, riconosciamole, chiediamoci come queste possano essere utili senza crocifiggerci. E poi, di nuovo, on the road.

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