scrivere un romanzo, editing, editor, Federica Piacentini

scrivere un romanzo: miti da sfatare.

“Mi sedetti e scrissi! Scrissi pagine e pagine! Sembrava non dovessi mai fermarmi!” Alt. Fermiamoci invece. Altrimenti succede che quel famoso fiume di cui parlammo tempo fa – leggi questo articolo! – ci travolga ancora una volta. Scrivere un romanzo invece è scegliere una direzione, costruirsi una barca solida e navigare il fiume. Scrivere un romanzo significa avere un obiettivo e pianificare il percorso per riuscire a raggiungere il luogo narrativo che abbiamo nella testa.

3 falsi, falsissimi miti!

Sgomberiamo il campo da 3 falsi miti e cominciamo col dire che scrivere un romanzo significa armarsi di tanta pazienza e tanti schemi, schemetti, mappe concettuali, post-it. Stai scrivendo un giallo o un poliziesco? Niente deve essere lasciato al caso. Hai in mente un meraviglioso, drammatico rosa? Non deve sfuggire alcun personaggio. Ti girano in testa immagini di uno spazio profondo e rivoluzionario? Fai un abbonamento a Focus e metti su carta il tuo scenario spaziale. I miei autori, che si tratti di un percorso di Editing o di Tutoring Narrativovisita questa pagina per saperne di più!conoscono bene il valore dei dettagli e della ricerca, che sono alla base di qualsiasi storia e di qualsiasi genere. Ecco per quale ragione per scrivere un buon romanzo occorrono progettazione e visione, e bisogna fuggire a gambe levate dal fortino della faciloneria e della svogliatezza.

Progettare, visualizzare. 

Chi dice che scrivere un romanzo sia un gioco da ragazzi o da poeti, che sia soltanto frutto di ispirazione o che tutto venga fuori così bell’e fatto, omette due verità fondamentali della Scrittura creativa: la progettazione e la visione.

  • È tutta una questione di ispirazione. Falso! Falsissimo! Dissento! L’ispirazione è l’1 per cento di un lavoro arduo e cavilloso fatto di ragionamenti, spostamenti, riscritture, studi, sopralluoghi, idee giuste e sbagliate. Non può, un romanzo con la maiuscola, essere frutto soltanto dell’ispirazione, poiché a volte questa fallisce facendo cadere in grossolani errori il povero autore. Non è così che si scrivono le storie, ma con studio e pazienza.
  • Se è creativa, la scrittura, perché imbrigliarla? Perché possiamo anche scrivere cose che non stanno né in cielo né in terra, e capite bene che questo non ha nulla a che fare con la creatività. Essere creativi significa avere due o tre strumenti a disposizione e cominciare a usare quelli per costruire qualcosa di buono o di nuovo. Poi però bisogna avere una visione, ovvero capire dove stiamo andando, qual è l’obiettivo, e avere l’umiltà di raddrizzare il tiro se ci rendiamo conto di esserci sbagliati. La creatività è ricerca, in noi e intorno a noi.
  • Mi siedo e scrivo, e il romanzo vien da sé. Forse in un altro Pianeta, ma non in questo. Ti siedi e scrivi, certo, perché – l’abbiamo detto più volte e lo ripeto sempre ai miei allievi dell’Accademia Carver – non c’è altro modo per scrivere se non farlo sotto dettatura. Ma da qui all’idea di essere baciati da una Luce improvvisa o di ricevere una sorta di illuminazione ce ne passa. Che male c’è, invece, a progettare la nostra storia? Recuperiamo tempo ed energie. Anche perché chi va piano, va sano e va… alla fine dell’ultimo capitolo. E magari tenta anche la pubblicazione. 😉

Insomma, c’è tutto questo dietro un romanzo?

Urca! C’è tutto questo e anche di più! Ne parleremo nel secondo articolo di questo mese. Intanto, se condividi queste idee e credi che ti abbiamo spinto a riflettere un pochino di più sulla gestione della tua creatività, aiutami a condividerle sui social e sul web. Io ti aspetto qui. 🙂

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