buona scrittura, scrivere, romanzo, Federica Piacentini

gli alleati di una buona scrittura.

Chi sono gli alleati di una buona scrittura?

Scrivere è un viaggio affascinante e avventuroso, un percorso seminato d’insidie creative lungo il quale abbiamo però la fortuna di incontrare numerosi alleati. Quel romanzo fermo a pagina 15 ci procura notti insonni, dubbi a non finire, la spiacevole sensazione di aver dentro qualcosa d’importante per noi, e si spera per altri, che vorremmo con tutto il cuore tirare fuori. La creatività è un muscolo, al pari della scrittura, citando Virginia Woolf, e va dunque allenato. A tal proposito, hai giocato con noi il mese scorso eseguendo i due esercizi gratuiti? Qui puoi rimediare. Qui invece puoi dare uno sguardo alla mia Accademia Carver, in cui giochiamo sì, ma soprattutto impariamo a scrivere.

Dicevamo, i nostri alleati. Combattiamo pagine bianche, insicurezze, e a volte il problema è la mancanza di una vera e propria bussola, che è spesso sinonimo di “nozioni”. Sarò in grado? E questo vuoto di idee, adesso che si è esaurita la spinta iniziale? Arriverò fino alla fine? Avrà un senso tutto quello che ho scritto? Queste sono soltanto alcune delle domande che saltellano sulle nostre teste come deliziose pecorelle a orari impensabili e questioni di tal sorta sono oggetto dei miei Tutoring e dei miei percorsi di Editing – se vuoi saperne di più, visita questa pagina. Talvolta però può bastare anche un piccolo fiammifero per iniziare a far luce intorno a sé ed è da questo fiammifero che partiremo. Ho in serbo per voi tre armi infallibili. Seguitemi.

La pagina bianca.

Questo fantomatico mostro ha l’anima di un bambino. Non ha colpe eccetto una: ci ricorda che dobbiamo rimboccarci le maniche e spintonare le nostre idee fuori dal comodo salotto della nostra mente. Come fare? Leggere. Le buone letture (qui alcuni consigli) sono l’asso nella manica, l’opportunità di entrare negli ingranaggi delle storie, di smontarle, di analizzare ogni intuizione o risoluzione. Attenzione: leggere ciò che è buono è nutrimento, leggere ciò che fa venire mal di pancia non ci porta più in là di qualche rigo.

Le insicurezze.

Cosa ne sarà di me? Cosa ne sarà di questo mio povero testo? E se non troverò un editore? E se nessuno vorrà leggermi? Calma. A furia di impilare “se” i libri non si scrivono. Chi dice di conoscere il futuro è un ciarlatano e chi vi dà per spacciati si arroga un diritto che non gli appartiene. La cura? La costanza. La costanza di imparare, la costanza di ascoltare, la costanza di incassare i no, la costanza di andare oltre le proprie insicurezze che possono diventare orribili prigioni. Provate con costanza, non arrendetevi. Non ponetevi domande alle quali potrete dare una risposta soltanto quando avrete finito il vostro romanzo. E seppure non doveste trovare un editore, seppure aveste pochi lettori, questo viaggio, questo magnifico viaggio chiamato scrittura, sarà il dono più grande che il vostro stesso romanzo vi avrà fatto.

Qualcosa di importante.

Forse. C’è un metro di giudizio nel valutare se quel che è importante per noi lo è anche per gli altri: c’è pochissimo di noi stessi, c’è tutto ciò che riguarda gli altri. Mi spiego meglio. Un romanzo deve raccontare agli altri, meglio noti come lettori, una storia. Scoperta del secolo, direte voi, e invece no: questo è il solo metro di giudizio nel capire se ciò che abbiamo scritto ha un valore oppure no. Ha valore se mette al centro gli altri e non noi stessi. Per far questo occorre, rullo di tamburi, umiltà. Già. Tanta, tanta umiltà. Umiltà nel mettersi da parte e dare la giusta accoglienza ai nostri invitati: i lettori.

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